Testimonianze

Luigi Celeghin ricordato da Angela Barbanente

Ho accolto con entusiasmo l’invito a contribuire con un ricordo personale all’iniziativa in memoria del maestro Celeghin promossa a Bari nell’ambito della Edizione 2013 di Notti Sacre. Solo quando ho cominciato a scrivere, mi sono resa conto di quanto il compito fosse arduo. Ero una bambina nei primi anni 1960, quando un giovane musicista veneto vinse la cattedra di organo al Conservatorio di Bari ed ebbe inizio una bellissima amicizia che ha segnato tutti i momenti più importanti, felici o dolorosi, della mia vita. Che cosa estrarre da una simile folla di ricordi? E come restituirne la vividezza? 

Mi è più facile ricordare i recentissimi tempi del rapporto istituzionale. Quale assessore regionale ai beni culturali, ho potuto cogliere da un’inedita prospettiva il Suo profilo di musicista e studioso, profondissimo conoscitore e infaticabile promotore della cultura organistica e organaria in Puglia. Vi ho riconosciuto i tratti distintivi della Sua personalità: insaziabile curiosità, apertura al confronto, espressione di idee, valutazioni, consigli, nel modo più autentico, onesto e generoso. E ne ho osservati degli altri: la particolare capacità di affrontare i problemi di restauro di ogni singolo strumento proponendo soluzioni capaci di armonizzare aspetti tecnici e storico-artistici. E ho compreso in quale misura desiderasse rendere noto oltre i confini nazionali il valore degli organi antichi pugliesi e i progressi compiuti dalle istituzioni regionali nella tutela e valorizzazione di tale importante patrimonio. Un desiderio che andava ben oltre gli interessi specialistici, teso a dimostrare l’esistenza di un Sud diverso dall’immagine negativa veicolata dai media e assorbita da tanta parte dell’opinione pubblica nazionale. Un Sud che Egli stesso, giovane emigrato in direzione opposta al flusso prevalente, tanti anni prima aveva scoperto e imparato ad amare. 

Per tutto questo e tanto altro ancora, la Puglia deve essere molto grata al maestro Celeghin. 
Angela Barbanente
Vice presidente Regione Puglia

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Vincenzo Ceniti scrive un ricordo dell'organista che portò a Viterbo il concorso nazionale di Noale

La recente scomparsa dell’organista Luigi Celeghin, subito dopo un concerto tenutosi a Roma sabato scorso, mi arreca una profonda amarezza, l’amarezza di chi vede dissolversi, d’un tratto, una felice stagione di rapporti amichevoli, conoscenza, sorprese e soddisfazioni andata avanti per oltre un trentennio, quando meno dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, quando avviammo, insieme, una velleitaria campagna promozionale a favore degli organi storici della provincia di Viterbo che Celeghin conosceva a memoria.

Nacque così, quasi in sordina, una timida rassegna organistica – sotto gli auspici dell’allora Ente provinciale per il turismo di cui ero direttore – che suscitò piacevoli sorprese e insospettate adesioni tra i pochi avventori di quelle chiese dotate, ad insaputa di molti, di strumenti impolverati e da soffitta, ma ancora capaci di incredibile energia: la cattedrale di Nepi, la Collegiata di Vignanello, la chiesa di San Clemente a Latera ed altri.

Quei pochi avventori – cui forse per la prima volta venivano fatte ascoltare musiche di Bach, Frescobaldi o Pergolesi – ebbero però la forza di diffondere fecondi tam tam con esiti favorevoli per progetti di restauro, come quello, esemplare, della chiesa di San Pietro a Viterbo.

Non solo. Si crearono anche le condizioni per la costruzione a Viterbo, da parte dell’Ept con la mia personale complicità, del grande organo a trasmissione meccanica di Santa Maria della Verità su progetto fonico di Celeghin che egli stesso inaugurò il 19 giugno 1986 in coincidenza con l’apertura del Festival Barocco.

Celeghin eseguì quella sera davanti ad una affollata platea di viterbesi e turisti e del card. Edoardo Gagnon (che benedì lo strumento insieme al Vescovo Luigi Boccadoro) musiche di Frescobaldi, Buxtehude, Couperin, Vivaldi e la monumentale Toccata e fuga in re minore di Bach.

Nel programma di sala Celeghin scriverà “Un’opera che sulla scia dei riscontri storici, sarà destinata a durare nel tempo quale testimonianza del nostro operato e del nostro credo. Allo sparuto manipolo di oppositori di tali principi, rivolgiamo un cordiale invito a constatare la validità di una realizzazione di cui Viterbo, a buon diritto, può andare orgogliosa”.

Un messaggio che è la riprova di una spontanea cordialità e un sano ottimismo che facevano pariglia con la svolazzante e leggera capigliatura d’argento e l’apparente confusione della sua agenda personale, cui però metteva una mano provvidenziale la sempre presente moglie signora Franca, la prima fans del maestro. Ma non finisce qui.

Celeghin porta a Viterbo alla fine degli anni Novanta, questa volta in collaborazione con l’assessore alla Cultura del Comune Manlio Pace e il suo segretario Gianfranco Faperdue, il concorso organistico nazionale di Noale, forte ormai del fatto che la nostra città disponeva ora di strumenti adeguati e all’altezza di ogni competizione.

Da quel concorso sono venuti fuori organisti di valore – ricordo per tutti Concezio Panone – che ora siedono alla tastiera di molti organi storici e moderni non solo d’Italia.

Vincenzo Ceniti - Console del Touring Club di Viterbo

Sorgente articolo da www.tusciaweb.eu/2012/12/profonda-amarezza-per-la-scomparsa-di-celeghin/