"Terzo grado" - novembre 2011

La qualità che preferisce in un musicista?
L’intelligenza musicale al servizio degli altri.

Quale pezzo sta studiando?
Pezzi di Liszt, Marco Enrico Bossi, Nino Rota.

Il momento ideale per suonare?
Di sera dopo le dieci.

Il suo stato d’animo attuale?
Ottimista, sempre.

Il primo ricordo legato alla musica?
Il“campanon” (le campane delle feste) amato da mio nonno e le ninnananne della mamma.

Il tratto principale del suo carattere?
Sono volitivo e curioso.

Un valore in cui crede?
L’altruismo nell’onestà.

Che cosa farebbe se non fosse un musicista?
Qualcosa che riguardi i segreti della logica meccanica.

Il complimento più bello che ha ricevuto?
Amo la critica che riconosce pregi e difetti.

Un rito scaramantico prima del concerto?
Il silenzio.

Come si tiene in forma?
Cammino molto e mangio molta frutta.

Una pazzia che ha fatto per la musica?
Staccare un pezzo del Muro di Berlino per l’entusiasmo dopo un concerto.

Il suo cavallo di battaglia?
Preludio e fuga BWV 502 di Bach.

Il concerto più riuscito?
Nella Basilica di Velare, in Svizzera, dove c’è l’organo più antico del mondo.

Il migliore amico nel mondo della musica?
I colleghi Hans Haselbëck di Vienna e Janos Sebestîen di Budapest.

Se avesse qualche milione di euro?
Donerei un organo all’auditorium Parco della Musica di Roma.

Il suo strumento preferito?
L’organo a trasmissione meccanica.

Un compositore sopravvalutato?
Hindemith.

Un compositore da riscoprire?
Le tante musiche sepolte nelle antiche sacrestie.

Il più grande musicista di tutti i tempi?
Bach.

Una giovane promessa da tenere d’occhio?
Christian Barthen, fresco vincitore del Concorso di St. Maurice D’Agaune, in Svizzera.

La capitale mondiale della musica?
Per l’organo, Salisburgo.

La migliore acustica del mondo?
Il Duomo di Berlino.

Se potesse vivere in un’altra epoca?
Vivo bene il presente.

L’ultimo concerto che ha ascoltato?
Era la finale del Concorso St. Maurice.

Il disco che ha sentito più spesso?
Gli album barocchi del trombettista Wynton Marsalis.

Come definisce il suo rapporto con la musica?
Un riflessione costante.

La sua canzone preferita?
Un uomo in frac.

Il piatto?
I risotti di mia moglie.

La bevanda?
Acqua.

La città in cui vorrebbe vivere?
Qualunque, mi sento cosmopolita.

Tre spartiti da portare sull’isola deserta?
Toccate di Frescobaldi, Cantate di Bach e qualcosa di contemporaneo.

Che cosa guarda in televisione?
Tg e documentari scientifici.

Il film musicale più bello?
Amadeus.

Il brano più sexy?
Il volo del calabrone.

Il più divertente?
Il Veroneser Orgel di Mozart.

Il più rilassante?
I Corali di Bach.

Un aggettivo per definire la musica classica?
Spirituale.

Quando si è sentito fiero di essere un musicista?
Sempre.

Quando invece se ne è vergognato?
Mai.

Il mezzo di trasporto preferito?
Il treno.

La prima cosa che mette in valigia?
Il vestito da concerto.

Che cosa apprezza negli amici?
La lealtà.

L’ultima volta che ha pianto?
A un concerto dei miei studenti per il mio compleanno.

Il suo sogno di felicità?
Vivere come ho sempre vissuto.

L’errore che non rifarebbe?
Gli impegni non mantenuti.

La sua frase preferita?
“Bene, ma…” ai miei studenti.

Ha l’orecchio assoluto?
Sì.

Il periodo più lungo in cui è rimasto lontano dalla musica?
Tre mesi per una convalescenza.

Il posto più strano in cui ha suonato?
Vent’anni fa in Libano sotto le bombe della guerra civile.

Testata: 
Suonare News